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La storia

Il peltro ha una storia antica, antica e nobile, proprio come Venezia e i territori da lei amministrati. Le storie del peltro e di Venezia si fusero nel 12° secolo, lo testimoniano statuti e ordinamenti che disciplinano i rapporti tra i singoli produttori raccogliendoli nella corporazione dei peltrai, sicuramente una delle più importanti in Europa.

La solidità e l'efficienza dell'associazione che controllava prezzi, qualità, realtà e solidarietà tra gli aderenti furono il presupposto per lo sviluppo della ricerca e diffusione di tecniche innovative. Se aggiungiamo l'influenza di un contesto ricco di storia, di cultura e di arte si comprende appieno la qualità di oggetti degni di figurare in rassegne museali di prestigio. Oggetti che compendiano genialità, armonia e stile secondo la migliore tradizione dell'artigianato italiano.

Non a tutti è noto che il peltro è una lega composta in prevalenza (90-95%) da stagno (simbolo chimico Sn-Stannum ) e che lo stagno, avendo un punto di fusione molto basso - (231°c-238°c) viene facilmente usato dall'uomo da almeno sei millenni. Il ritrovamento, nelle tombe dei faraoni dell'antico Egitto, di statuette ed altri oggetti realizzati con questo materiale, conferma l'impiego dello stagno da parte degli abili fonditori dell'epoca.

Bisogna giungere fino all'813 per trovare testimonianze scritte di un certo rilievo riguardanti l'uso del peltro e ciò accade in occasione del Concilio di Reims, nel quale si decretò di consentire l'impiego del peltro, oltre naturalmente a quello dell'oro e dell'argento, per la realizzazione di oggetti destinati al culto.

Dal 1200, al termine delle grandi migrazioni che seguirono la caduta dell'Impero Romano, quando le popolazioni iniziarono ad insediarsi stabilmente nelle diverse regioni europee, si andarono diffondendo sempre più piatti, brocche, bicchieri, scodelle, cucchiai di peltro che sostituirono gradualmente le stoviglie realizzate, fino a quel momento, prevalentemente in argilla o legno. Proprio in quel periodo fiorirono in tutta Europa migliaia di botteghe artigiane, che per ragioni diverse (controllo della concorrenza, sorveglianza dei prezzi, motivi di mutuo soccorso, riscontro della qualità) si riunirono in Corporazioni di mestieri.

Le Corporazioni dei Peltrai, dai documenti pervenutici, furono tra le prime a costituirsi dotandosi di rigorose regolamentazioni. In quegli anni, che possono essere annoverati tra i più floridi per l'artigianato europeo, nelle botteghe dei Maestri peltrai si fondeva in stampi realizzati in terra, in gesso o in pietra; nel 1500 e nel 1600 si giunse alla costruzione di stampi molto costosi, ma anche estremamemte durevoli, realizzati in ferro, ghisa o bronzo. Ciò permise una sensibile diminuzione dei costi di produzione con conseguente ulteriore allargamento del mercato; per questa ragione proprio il XVI e XVII secolo videro la più grande diffusione di oggetti di peltro, che entrarono anche a far parte permanente delle suppellettili delle case nobili e dell'alta borghesia.

La produzione di oggetti di peltro proseguì in continuo sviluppo per tutto il 1700, quando la Rivoluzione Francese in Europa e la conseguente caduta della Repubblica Veneta in Italia provocarono l'inevitabile scomparsa delle Corporazioni e con esse il declino di larga parte dell'artigianato, che iniziò ad essere sostituito dalle prime industrie dotate di più moderni procedimenti tecnici e di conseguenza in grado di offrire prodotti a prezzi più economici. La moda e il minor costo fecero sì che il cristallo e la porcellana potessero sottrarre sempre più ampi mercati ai prodotti di peltro, che per loro natura potevano essere prodotti solo artigianalmente. Ebbe così inizio una decadenza della produzione di oggetti in peltro, che perdurò, salvo sporadiche eccezioni, fino all'ultimo dopoguerra quando questa attività iniziò a rifiorire usando certamente nuove tecnologie senza però mai tradire le sue antiche e nobili origini artigianali.

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